Torino, 1861. Al primo Parlamento d’Italia, il deputato napoletano Francesco Proto chiese l’avvio di un’inchiesta, denunciando le gravissime violazioni con cui il Piemonte aveva intrapreso l’annessione delle province meridionali. Il testo della mozione, che anticipa di oltre un decennio i principali “nodi problematici” della riflessione meridionalistica, fece il giro d’Europa. Ma fu cancellato dalla storia ufficiale italiana.
Il 20 novembre 1861, al banco di presidenza del primo parlamento italiano, un deputato napoletano presentò una singolare mozione, chiedendo di votare una inchiesta parlamentare nelle province meridionali, per discutere ciò che fosse più opportuno «per tenere in pace od in fede queste contrade».
Nella sua mozione, il deputato Francesco Proto affrontava per la prima volta – apertamente, in una sede pubblica come il parlamento – i principali nodi della recentissima unificazione politica della penisola, descrivendo i caratteri di vera e propria guerra civile che aveva assunto nel Mezzogiorno (con lo scioglimento dell’esercito, la repressione, le incongruenze dei bilanci statali) e la difficile questione dello Stato Pontificio. Il documento non fu mai letto. Proto fu anzi costretto a ritirarlo, anche se il suo gesto ebbe grande eco: ne parlarono infatti subito i giornali di Torino, e in pochi mesi il testo fu pubblicato in Italia (in opuscolo, ma anche sull’Osservatore Romano e sul Contemporaneo di Firenze); e poi l’anno dopo, tradotto, uscì addirittura in Austria, Francia, Belgio ed Inghilterra.
La mozione di Francesco Proto è un documento importante, innanzitutto per il suo carattere di ufficialità: per quanto rifiutato dalla presidenza del parlamento, resta infatti un atto pubblico presentato da un deputato, e non una qualsiasi “memoria”, lettera o altro della vasta letteratura reazionaria dell’epoca. Nonostante la retorica (è uno scritto destinato ad essere letto, e l’autore cede volentieri ai riferimenti colti), si tratta di un intervento ben documentato, che traccia tempestivamente un “quadro problematico” destinato ad esplodere negli anni seguenti, divenendo il fulcro della riflessione meridionalista.
Ma interessante è soprattutto il profilo del Proto, che non era – come si potrebbe facilmente pensare – un reazionario filo-borbonico: era anzi un liberale che aveva creduto nei moti del 1848, aveva patito l’esilio, era continuamente sospettato di cospirazioni; e nonostante preferisse l’ipotesi federale, aveva creduto anche a Vittorio Emanuele re d’Italia. Eppure, fu il primo a denunciare le incongruenze e gli abusi della politica savoiarda.
NOTA: è in preparazione una edizione critica annotata della mozione di Francesco Proto, con un saggio introduttivo ed un’appendice che traccia profilo letterario dell’autore (scrittore prolifico e drammaturgo, conosciuto soprattutto per i suoi epigrammi).
Nell’immagine in alto: Francesco Proto, duca di Maddaloni (da PROTO, F., Epigrammi, Pierro, Napoli 1894)
