
Dic 2008-feb 2009: al CAM – Casoria Contemporary Art Museum, una mostra da vedere, con 25 artisti del Mediterraneo. Manca però l’originale dell’opera palestinese, bloccata dalle autorità nazionali (insieme all’autore, che vive nella Striscia di Gaza) perchè ritenuta provocatoria…
Quando l’artista greca Maria Dimaki ha letto “Macedonia” accanto al nome di Sergej Andreevsky, ha protestato, obiettando subito che la Macedonia non è uno stato. E l’israeliano Shatar ha storto un po’ il naso, alla notizia che accanto a lui avrebbe esposto anche il palestinese Mohamed Al-Awajri.
Al direttore del museo di arte contemporanea di Casoria (CAM) è toccato così di fare anche il “diplomatico”: «Questo evento promuove l’arte per superare i confini, non per dividere ed accendere le solite polemiche» spiega infatti Antonio Manfredi, curatore di “Oversea – Art from Mediterranean”, kermesse che unisce pittura, fotografia, video, musica, performance, aperta al pubblico fino al prossimo 20 febbraio.
Nell’arte che supera conflitti e confini ci crede davvero Manfredi, napoletano dal lungo curriculum, che gira da anni il mondo da levante ad occidente, seminando le sue opere da Ground Zero di NY alle piazze della Cina, e stringendo centinaia di contatti. Dai quali nascono poi gli eventi proposti dal CAM (3mila mq di esposizione permanente, un patrimonio di un migliaio di opere di artisti di tutto il mondo), museo nato nel 2005 a Casoria, paesone dall’identità scolorita, tra le periferie metropolitana e la provincia afragolese.
Ad “Oversea” mancherà l’opera originale del palestinese Al-Awajri, bloccata dalle autorità nazionali, che hanno anche impedito all’artista di lasciare la Striscia di Gaza, dove vive. Ma l’arte unisce e supera i confini. E il primo messaggio di solidarietà, Al-Awajri l’ha ricevuto da un altro israeliano che partecipa alla mostra, Shara Sivan.
L’opera realizzata dal palestinese per l’evento di Casoria, ritenuta provocatoria nel suo paese, è stata inviata per e-mail e stampata su un manifesto, e sarà comunque esposta. È un dipinto dai colori caldi, con delle figure umane centrali avvolte ed “accerchiate” dalla scrittura araba: «una scrittura tendenzialmente decorativa – spiega Al-Awajri – che nella storia si è sostituita alla rappresentazione umana, che invece ritorna in questo dipinto; le figure appaiono circondate e avvolte dalla parola, come un vortice che le contiene e ne definisce le ideologie e il sentire».
La mostra (che propone anche il videoclip del percussionista Ciccio Merolla “Femmena boss”, regia di Toni d’Angelo) sono presenti 25 opere di artisti provenienti dalle diverse aree del Mediterraneo, dalla Spagna ai paesi dell’Est, dalla Tunisia fino al Medio Oriente. “Oversea” si propone di gettare uno sguardo sulle espressioni artistiche di questo crogiolo di nazioni, popoli e culture: diverse, ma non distanti, perché unite dal “mare -di-mezzo”, attraverso il quale viaggiano da secoli suoni, lingue, colori. Che, per fortuna, non conoscono conflitti né confini.
Nell’immagine: l’opera provocatoria di Al-Awajri
